Dieta a zona

Caterina Stabile

Dieta a zona, Dieta a zona ricette, Dieta a zona esempio,Dieta a zona funzionaDieta a zona . La dieta a zona, conosciuta anche come dieta Zona o Metodo alimentare Zona o anche semplicemente come Zona, è stata ideata nel 1995 da un biochimico statunitense Barry Sears. Il primo testo scritto da Sears, in collaborazione con Bill Lawren, su questo regime alimentare si intitola “Enter the Zone”, tradotto in Italia con il titolo “Come raggiungere la Zona”. Il termine “zona” si riferisce ad un particolare stato metabolico nel quale l’organismo sta lavorando nel modo più efficiente possibile. Secondo Sears, il cibo deve essere visto come una sorta di farmaco da assumere a giusti dosaggi se si vuole che esso ottenga il suo scopo: il raggiungimento ed il mantenimento, di uno stato psicofisico adeguato.
La dieta a zona si basa: sulla riduzione della produzione di insulina che sarebbe responsabile di trasformare i carboidrati in eccesso adiposo; sul controllo degli eicosanoidi, un gruppo di ormoni che comprende i leucotrieni, i trombossani, le prostaglandine. Gli eicosanoidi, oltre a svolgere le funzioni di messaggeri chimici, hanno anche effetti antagonisti.
Secondo Sears, seguendo regolarmente la dieta a zona, si possono raggiungere diversi obiettivi: maggiori lucidità, concentrazione, tonicità muscolare, fluidità del sangue, efficienza cerebrale, resistenza ai processi infettivi e vasodilatazione. Inoltre, la dieta a zona favorirebbe un miglioramento dell’umore e della qualità del sonno oltre a controllare il peso corporeo.

La dieta a zona funziona così:

si calcolano le proteine necessarie, tenendo conto della massa magra del soggetto e del suo indice di attività;
si calcolano i carboidrati per evitare di scatenare un picco d’insulina.

Per Sears il rapporto fra proteine e carboidrati deve essere compreso fra 0,6 e 0,8, ottimale 0,75. Poiché il rapporto ottimale è 30:40, i grassi si stimano nel 30%. Sears suggerisce perciò la formula 40-30-30. Questa formula ha dato luogo a una grande confusione e rivela una scarsa propensione ai modelli matematici dell’ideatore della dieta a zona. Poiché si parte dal calcolo delle proteine, la quantità di carboidrati si calcola successivamente (indice 0,75). I grassi secondo la formulazione classica devono essere pari al 30% delle calorie totali. In tal modo però si ottiene una dieta fortemente ipocalorica. Con la finalità di assumere i giusti quantitativi di macronutrienti, Barry Sears indica due sistemi: il sistema del palmo della mano e il sistema dei blocchetti.

Il sistema del palmo della mano è quello meno preciso ed è stato concepito per favorire coloro che non amano molto i calcoli e che si trovano spesso a mangiare fuori casa. Secondo tale sistema, in tutti i pasti vanno consumate tante proteine (pesce e carne) prendendo come riferimento di misurazione il palmo della mano, dita escluse, sia come estensione sia come spessore. I pasti poi andranno terminati con una quantità di frutta pari al doppio del volume del proprio pugno. Chi non riesce a rinunciare alla pasta o al pane deve ridurre il quantitativo di verdura e sostituire la frutta con una quantità di pasta o pane pari al volume del proprio pugno.
Il sistema dei blocchetti ha questo nome perché i tre macronutrienti vengono divisi in blocchi: un blocchetto di carboidrati vale 9 g di carboidrati; un blocchetto di proteine vale 7 g di proteine; un blocchetto di grassi vale 3 g di proteine. Questi blocchi sono le percentuali di riferimento dei macronutrienti indicate dalla dieta a zona (40-30-30); e devono essere assunti nel rapporto 1:1:1.

Chi vuole entrare in zona deve calcolare la propria percentuale di grasso e poi sottrarla al proprio peso così da conoscere la propria massa magra. Infatti, in base alla propria massa magra si deve calcolare la quota proteica attraverso dei particolari indici, detti indici di attività fisica; tali indici sono: 1,1 Sedentario puro; 1,3 Lavoro tranquillo, senza allenamento né attività sportiva regolare; 1,5 Lavoro più attività di fitness a bassa intensità; soggetti obesi; 1,7 Lavori stressanti; soggetti che si allenano almeno tre volte a settimana o praticano sistematicamente uno sport; 1,9 Lavoro e allenamento quotidiano aerobico o di pesi; 2,1 Pesante allenamento quotidiano; 2,3 Allenamento a scopo agonistico.

Quindi, la dieta a zona è una forma di ortoressia matematica e di ortoressia salutista. Infatti secondo Sears si avrebbero reali benefici sulla salute in generale, prevenzione del diabete, riduzione del colesterolo, dell’ipertensione, grazie agli eicosanoidi “buoni”. Gli eicosanoidi sono superormoni che vengono sintetizzati a partire dagli acidi grassi essenziali (omega-6 e omega-3). L’insulina attiva la produzione di quelli “cattivi” (favoriscono l’aggregazione piastrinica con formazione di trombi, la vasocostrizione, le infiammazioni e le allergie, la proliferazione cellulare, deprimono la risposta immunitaria), mentre il glucagone attiva quelli “buoni” (antagonisti di quelli cattivi). Lo stesso Sears mette in evidenza che il concetto di buono o cattivo è sempre relativo a una condizione di equilibrio come quello fra insulina e glucagone, in realtà le cose sono molto più complesse.

Come tutte le diete influenzate da ortoressia matematica, anche la dieta a zona mostra le sue pecche:

La variabilità individuale: lo stesso Sears suddivide la popolazione in tre fasce, una normale rispetto alla risposta insulinica (50%) e due anomale. Per un 25% la reazione insulinica è lenta: il soggetto può abbondare di carboidrati senza ingrassare, né entrare nel circolo vizioso della fame continua (tipologia a-insulinica). Per l’altro 25% della popolazione (tipologia b-insulinica) la risposta insulinica è esaltata: basta annusare un bignè e già si è messo su mezzo chilo. Il 75% della popolazione deve controllare il consumo di carboidrati. È evidente che se gli individui si comportano in modo diverso non è possibile generalizzare le conclusioni in maniera matematica. Per un individuo il rapporto ideale può essere 0,6, per un altro 0,5, per un altro 0,75.
La variabilità dei cibi: è impossibile calcolare una ripartizione esatta dei macronutrienti su blocchi e miniblocchi. I calcoli di Sears sono delle valutazioni teoriche dal momento che un dato alimento può variare le sue proprietà; non è un problema di zona geografica (USA o Europa), ma anche di: a) metodo e tempo di raccolta; b) qualità (specie) del prodotto; c) metodo di produzione; d) conservazione.

Il dipartimento americano dell’agricoltura ha un database con le proprietà di tutti gli alimenti sul mercato americano. Se si cerca tomato (pomodoro) si ottengono 71 record: le proprietà cambiano a seconda della qualità, del mese di raccolto, della conservazione. Quando si dice che un pomodoro ha 24 kcal si esprime una media; il singolo pomodoro può averne 19 o 28. Il tonno al naturale può avere 100 kcal, ma ne ha 125 se cotto a pressione! Come si vede ogni dieta che diventa maniaca dei conti sul singolo pasto può essere messa facilmente in difficoltà e quindi non ha senso. Se mi limito al semplice calcolo delle calorie giornaliere, i vari errori si mediano e si ottiene un risultato vicino alla realtà, ma se pretendo di trattare con blocchi e miniblocchi non posso che fallire miseramente.