Conservare le cellule staminali da cordone ombelicale: risposte alle 10 domande più frequenti

Davide De Rose

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Il successo dei due trapianti autologhi di cellule staminali ematopoietiche, effettuati lo scorso Novembre presso l’unità operativa di Ematologia dell’ospedale Mons. Dimiccoli di Barletta, ha acceso i riflettori sull’opportunità di conservare le cellule staminali derivanti dal sangue del cordone ombelicale.

Una scelta responsabile e vantaggiosa, spesso discriminata a favore della donazione, gesto altruistico questo che, tuttavia, non rappresenta la sola strada da percorrere, se si decide di preservare una risorsa che, purtroppo, viene ancora sprecata. A supporto di decisioni consapevoli, rispondiamo alle dieci domande più frequenti sulle cellule staminali e la loro conservazione.

1)     Cosa sono e dove si trovano le cellule staminali?

Le cellule staminali sono cellule “non specializzate” in grado di suddividersi e moltiplicarsi, trasformandosi in cellule di diversi organi e tessuti. Grazie a queste capacità, risultano utili nella riparazione e sostituzione cellulare. Le troviamo in tessuti come il midollo osseo o in organi come la pelle ma anche nel sangue e soprattutto nel cordone ombelicale.

2)     Quali sono le caratteristiche delle cellule staminali da cordone ombelicale e in cosa si differenziano da quelle del midollo osseo?

Le cellule staminali del sangue cordonale sono cellule adulte “giovani” capaci di trasformarsi in diverse tipologie di cellule. Caratterizzate da un elevato potenziale proliferativo, si differenziano da quelle del midollo osseo in quanto “immunologicamente pulite”, data la loro giovane età.

3)     Per cosa vengono utilizzate le cellule staminali e quali malattie possono essere trattate con quelle derivanti dal cordone ombelicale?

La conservazione delle cellule staminali cordonali viene praticata solo dalla fine degli anni ’90. Le cellule staminali trapiantate fino ad oggi con successo sono, nella maggior parte dei casi, quindi, quelle prelevate dal sangue periferico o dal midollo osseo. Grazie ad esse è stato possibile guarire ammalati affetti da leucemia e linfomi, ma anche da malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla, da malattie cardiovascolari e neurologiche, come l’Alzheimer o il morbo di Parkinson. Le cellule staminali cordonali vengono utilizzate nella medicina rigenerativa da poco tempo, per cui le loro potenzialità curative non sono state ancora completamente esplorate. La loro conservazione, ha uno scopo preventivo, e sarà proprio in un futuro prossimo, che gli studi clinici avviati negli anni passati potranno confermare l’utilità della loro applicazione. All’attenzione dei ricercatori sono soprattutto il diabete di tipo 1 e le paralisi a seguito di danni cerebrali nei bambini, le malattie cardiache congenite, i disturbi neurologici così come la sostituzione di organi, ossa e tessuti.

4)     Perché conservare?

Grazie alla conservazione delle cellule staminali del funicolo ombelicale, il bambino e la famiglia potrà avere una chance in più nella cura di eventuali malattie. I trapianti autologhi hanno una minore percentuale di rigetto e quindi una maggiore probabilità di successo, data la totale compatibilità genetica tra chi dona e riceve. A differenza dei trapianti allogenici, in quelli autologhi donatore e ricevente sono, infatti, la stessa persona.

5)     Parto in casa, cesareo o gemellare. Quando il sangue del cordone non può essere prelevato?

Il sangue cordonale può essere raccolto sia in caso di parto cesareo che gemellare. In quest’ultimo caso, per ogni bambino il sangue dovrà essere raccolto separatamente. Il sangue cordonale non può invece essere raccolto, se si partorisce in casa, perché non vi è alcuna garanzia che vengano rispettate le norme igieniche necessarie. Il prelievo non è consentito, inoltre, quando si verificano complicazioni durante la gravidanza o in presenza di malattie materne infettive.

6)     La conservazione è rischiosa per la mamma e/o il bambino?  

La conservazione non comporta alcun rischio o dolore per la mamma e il feto. Il sangue viene prelevato solo dopo la nascita del bambino e a cordone reciso.

7)     Il sangue cordonale può essere prelevato in qualsiasi clinica?

Assolutamente si.

8)     Quali sono i diversi step per la conservazione del sangue del cordone del proprio bambino?

Con Seracell, Banca etica del cordone ombelicale, certificata EU-GMP discutiamo le fasi principali della conservazione:

–        I genitori dovranno compilare presso la direzione sanitaria dell’ospedale dove verrà eseguito il parto la modulistica per l’autorizzazione all’esportazione

–        La mamma dovrà effettuare all’inizio dell’ultimo mese di gravidanza un prelievo di sangue per accertare l’assenza di malattie trasmissibili e pagare un ticket al Cup dell’ASL di appartenenza

–        Nei mesi precedenti al parto, la banca del cordone in cui si è scelto di conservare le staminali del proprio bambino, provvederà all’invio a casa di un kit di raccolta, da portare con sé in clinica

–        Reciso il cordone, il sangue viene raccolto nel kit dal personale sanitario e verrà ritirato da un corriere autorizzato

–        Il campione viene quindi portato al laboratorio della banca del cordone entro massimo 72 ore dal parto in appositi contenitori, aventi una temperatura compresa tra i 18° e i 26°. Qui verrà analizzato, perché se ne accerti l’idoneità alla conservazione. Il sangue, infatti, deve possedere determinati requisiti come volume, numero di cellule staminali, temperatura, vitalità, infettivologia.

–        Se i test cellulari hanno esito positivo, si può procedere con la conservazione, avvenuta la quale verrà spedito ai genitori un certificato di conferma.

9)     Dove e per quanto tempo vengono conservate le cellule staminali?

Le cellule staminali possono essere conservate, per decenni, presso la banca del cordone ad una temperatura di -140°/-196° in sacche di stoccaggio disposte in serbatoi criogenici in vapori di azoto.

10)  Cosa accade se si ha necessità di utilizzare le staminali crioconservate?

Essendo esclusivi proprietari del sangue conservato, se ne può disporre in qualsiasi momento in accordo col proprio medico curante.

credit photo: Seracell